|
La tensione tra
ideale e reale riteniamo caratterizzi
le opere di Diego Landi,
un artista per il quale ogni immagine
prodotta rappresenta quasi una creatura:
lo abbiamo osservato attentamente quando
se ne separa, nel momento in cui l’affida
a qualcun altro. Così, se possedete
alcune immagini di questo maestro della
fotografia, non potrete non ripensare
di tanto in tanto a quell’istante nel
quale si attua, per così dire, il passaggio
di proprietà. Ma non illudetevi, non
saranno mai completamente vostre, vi
sono state consegnate piccole parti
del suo cuore, del suo animo, del suo
sentire che appartengono soltanto a
lui.
E se vi è capitato di incrociare il suo sguardo,
avrete percepito la sua incertezza, la sua titubanza
anche mal celata, perché gli occhi non possono
mentire, non nel suo caso.
Così vive, respira la fotografia Landi
Con questo mezzo cerca di arginare o di superare
e vincere l’indeterminatezza del linguaggio, che
non gli permette di mettere a fuoco alcunché di
definibile o definito, mentre la sua ricerca si
fa sempre più attenta, accurata proprio nella
direzione del dettaglio, per tentare una scoperta
- ri-scoperta di ciò che veramente” vale” nel
senso più profondo di cui possiamo rivestire questa
parola. Dunque, mentre la spettacolarizzazione
e la mercificazione rappresentano due punti cardine
dell’età in cui viviamo, il nostro artista tenta
di sottolinearne la frammentarietà, ma allo stesso
tempo i dati che studia portano la sua analisi
proprio in questo senso, certo da un’angolazione
diversa. Proviamo a definire in modo più opportuno
i contorni di questo aspetto.
Le immagini di Diego spesso indugiano proprio
su specifici elementi, particolari che potrebbero, ad una visione affrettata, proiettarci verso
un mondo frattale, fatto di parti sempre più piccole
e definite, in un mondo che risulta alquanto indeterminato,
indistinto e vago, senza la percezione della
struttura semantica che investe l’oggetto, e che
riteniamo indichi, invece, una forte, intensa
esigenza di senso e significato. Allora il pentagramma
con le note musicali costituisce, in “Maurizio Nizzetto musicista”, non un valore aggiunto ma
l’intima ragion d’essere : il legame tra Maurizio
e la musica, che non ha bisogno di altro per essere
compreso; mentre la mano in primo piano di ”bebobaldan
musicista” evidenzia tutto il potere che detiene,
la forza, ma anche la sensibilità di cui è necessariamente
dotata o, ancora, le splendide immagini esposte
alla Sesta Internazionale di fotografia di Solighetto
(TV), immortalano le creazioni della giovane artista
di Recoaro che si animano e si fondono con lei,ma
che Landi fa sue tentando di percepire l’intimo
rapporto stabilitosi tra la donna ed il risultato
del suo lavoro.
In questo senso l’interpretazione di Merleau-Ponty
ne ”L’occhio e lo spirito” che attribuisce valore
al rapporto tra il corpo che percepisce e la potenza
della comunicazione propria delle cose, trova
una sua concreta validazione.
Di certo questi frammenti di vita non intendono
spezzare, dividere ma ri-costruire, proprio partendo
dalle piccole, grandi cose che fanno l’uomo tale.
In definitiva, quella tensione di cui
si diceva in apertura, quasi come fosse
un’arte combinatoria rivisitata secondo
nuove indicazioni di Lullo, va alla
ricerca di quei dati, attinti anche
dalla memoria, che, appunto legati assieme,
combinati possono dare significato al
nostro pensiero. Ma la ricerca non è
facile e spesso si imbatte nel perbenismo,
nell’ipocrisia e nella presunzione.
Le fotografie di Landi sono alleggerite
di tanta zavorra e dimostrano che l’arte,
quella vera si riconosce; e se ancor
oggi è difficile dire, tra le molte
interpretazioni possibili, cosa realmente
essa sia, si percepisce spesso per l’intensa
emozione che è in grado di suscitare,
senza far riferimento ad un sapere razionale
o deduttivo o argomentativo. Possiamo
perciò solo cercare di spiegare le immagini
di Landi, ma è sempre e solo un tentativo
perché l’arte non si esprime con le
strutture della logica, e questo Diego
lo sa, lo vive nella pienezza di ogni
contraddizione possibile. |